“Io sono piccolo, tu sei grande”: ma essere piccoli significa valere meno?
Una delle frasi delle Costellazioni Familiari che più spesso crea difficoltà è: “Io sono piccolo, tu sei grande.”
A volte mi viene detto: “Non riesco ad accettarlo, perché se io sono piccolo e l’altro è grande, significa che io valgo meno.”
Ma è proprio qui che si crea un equivoco.
Nelle Costellazioni Familiari, “piccolo” e “grande” non sono giudizi di valore. Non significa che uno sia migliore dell’altro, più importante, più capace o che abbia più diritti.
Parlano di una posizione all’interno del sistema familiare: chi è venuto prima e chi è venuto dopo.
Un figlio viene dopo i propri genitori. Questo lo rende piccolo rispetto a loro, ma non lo rende piccolo come persona.
Il problema nasce quando trasformiamo una differenza di posizione in una valutazione: “Se tu sei grande e io sono piccolo, allora tu vali di più e io valgo di meno.”
Ma questa è un'interpretazione, un giudizio che aggiungiamo noi.
Essere piccoli, in questo senso, può significare semplicemente riconoscere ciò che viene prima di noi e ciò che viene dopo di noi, senza trasformarlo in una graduatoria di valore.
Perché una cosa è la posizione che occupiamo nel nostro sistema familiare.
Un'altra cosa è il valore che abbiamo come esseri umani.
E concretamente, cosa significa sentirsi “piccoli”?
Non significa sminuirsi, rinunciare a sé stessi o pensarsi inferiori.
Significa lasciare ai genitori il posto dei grandi e prendere per sé il posto del figlio: riconoscere che loro sono venuti prima, che hanno una storia che ci precede e che noi siamo arrivati dopo.
Non devo fare qualcosa per “diventare piccolo”. Piuttosto, posso osservare dove sto cercando di essere grande: quando penso di dover salvare un genitore, giudicarlo, cambiarlo, sostituirlo o farmi carico di ciò che appartiene a lui.
A volte, sentirsi piccoli significa semplicemente smettere di fare ciò che non spetta a un figlio e tornare a prendere il proprio posto.